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Trapani: il Giudice di Pace annulla quattro fatture dell’Ufficio Acquedotto comunale

Dopo le decine di sentenze emesse dai Giudici di Pace che hanno annullato per indeterminatezza dei metri cubi alcune fatture emesse da parte di EAS, ora è arrivata anche una sentenza che ha annullato 4 fatture che l’Ufficio Acquedotto del Comune di Trapani aveva chiesto in pagamento ad un cittadino trapanese, C.G. di 60 anni, per un totale di quasi 4000 euro. Dopo essersi visto recapitare le fatture, preoccupato per gli ingenti importi, l’uomo ha inviato un primo reclamo agli uffici comunali chiedendo la verifica del contatore, allegando anche alcune foto che indicavano in realtà, alla data della foto, mc diversi e inferiori rispetto a quelli indicati nelle fatture 2015 e 2016. Ma dagli uffici, pur ammettendo l’anomalia, avevano diffidato il pagamento delle fatture aggiungendone persino alcune risalenti agli anni 2010 e 2011, così da far lievitare l’asserito credito a quasi 4000 euro. C.G. è stato avvertito persino della possibile conseguenza della chiusura della presa idrica, qualora non avesse adempiuto entro il termine perentorio di 30 giorni dal ricevimento della messa in mora. Alla luce di ciò ha nominato l’avvocato Vincenzo Maltese del Foro di Trapani – già impegnato nei contenziosi a favore dei cittadini contro il gestore idrico EAS –  il quale ha citato in giudizio il Comune di Trapani, a sua volta assistito dagli avvocati Carmela Santangelo e Francesco Paolo  Di Trapani. Nell’atto di citazione sono state impugnate per indeterminatezza nei metri cubi le fatture 2015 e 2016 e il difensore ha chiesto anche il rigetto della domanda riconvenzionale avanzata dall’amministrazione comunale per consumi risalenti al 2010 e 2011, richieste ormai da considerarsi prescritte ai sensi dell’art. 2948 del codice civile.  Esaurita l’istruttoria, il Giudice di pace, Vincenzo Vitale, ha accolto totalmente le istanze dell’avvocato Vincenzo Maltese, emettendo sentenza di annullamento delle 4 fatture oggetto del processo, compensando le spese processuali ed evitando così all’utente un esborso non dovuto per quasi 4000 euro.