Giacomo Tranchida

Giacomo Tranchida: “Con Crocetta non mi sarei candidato”

 

Mancano pochi giorni alla presentazione delle liste che concorreranno alle elezioni per il rinnovo dell’Ars. Per la prima volta in campo, dopo le esperienze da consigliere provinciale e da sindaco di Valderice ed Erice, anche Giacomo Tranchida, che dovrà vedersela con gli uscenti Baldo Gucciardi e Paolo Ruggirello nella lista del Partito Democratico.

Come nasce la sua candidatura?

Nasce da una riflessione critica maturata negli anni in cui sono stato sindaco di Erice e Valderice. Una riflessione che mi ha convinto che il pesce puzza dalla testa e che mentre i Comuni corrono, mamma Regione si è trasformata in matrigna. Siamo di fronte a un sistema con molte disfunzioni da correggere.

Cosa può fare un deputato regionale che non sia stato fatto finora?

Fare applicare la normativa europea per l’utilizzo dei fondi residui. Programmare l’utilizzo di risorse per cose che servono davvero al territorio. Schierarsi per un rapporto virtuoso tra l’aeroporto di Birgi e Punta Raisi, evitando una guerra che ci vedrebbe inevitabilmente soccombere. Attivare misure e azioni ormai indispensabili, come il social housing che abbiamo realizzato a Erice. Far passare il principio che siccome la Sicilia è la regione con il più basso reddito pro capite si può prevedere l’esenzione de minimis: io a Erice l’ho fatto per una parte del territorio, secondo quello che permetteva la legge. Stimolare un paniere di prodotti locali di qualità, con la defiscalizzazione della filiera produttiva in modo da dare respiro alle realtà del territorio. Puntare, in definitiva, su settori e comparti su cui in questi anni abbiamo visto una maggiore attenzione da parte dei Comuni. E ancora, recuperare il patrimonio di risorse e intelligenze che si trova nei centri di formazione e che spesso è stato sfruttato: adesso andrebbe utilizzato per aiutarci a riqualificare la pubblica amministrazione. Tutto ciò può farlo uno da solo? Certamente no, è un lavoro che dovremo fare in tanti assieme. Però occorre cambiare prospettiva: per certi versi Palermo è stata finora più lontana rispetto a Roma, tanto che i deputati hanno fatto da navetta agli imprenditori che dovevano misurarsi con gli uffici regionali. L’idea è di ribaltare questa logica, facendo in modo che sia la Regione ad andare verso i territori. E’ la partecipazione dal basso, che già viene effettuata altrove. In questo modo, la Regione toglie le mani dalla trippa e comincia a occuparsi della legislazione in materia di infrastrutture, trasporto marittimo, collegamenti, Mediterraneo come area di libero scambio, e così via. Finora è stata molto più trasparente l’azione dei sindaci che degli uffici periferici regionali, dove c’è qualche funzionario sempre pronto a trovare le virgole per bloccare le cose. Tutto ciò, si può fare con Fabrizio Micari presidente.

Può incidere sulla campagna elettorale l’idea che il Pd rappresenti comunque la continuità con il governo Crocetta?

Io metto a disposizione la mia storia a livello locale. Al netto delle quattro cose buone fatte dal governo Crocetta, il resto non è stato fatto o è stato fatto male. Se al posto di Micari ci fosse stato ancora l’attuale governatore, non mi sarei candidato, è risaputo. Sono d’accordo con chi dice che bisogna superare l’esperienza Crocetta. Ma mentre altri in questi anni si sono limitati a scaldare la sedia, io sono stato fin dall’inizio un’anima critica.

Queste elezioni possono rappresentare anche quell’occasione di rinnovamento per il centrosinistra che una parte dell’elettorato trapanese vorrebbe?

Credo che viviamo in un mondo dinamico, in cui il rinnovamento è qualcosa di naturale. Ora, i sindaci hanno il limite delle due legislature, mentre certi signori sembra abbiano mandati a vita. E’ ovvio che l’opinione pubblica auspichi un cambiamento.

A Marsala ha incassato l’endorsement del consigliere comunale Daniele Nuccio. In generale, come pensa di raccogliere consensi oltre i territori che rappresentano il suo tradizionale bacino elettorale?

Da sindaco, soprattutto nella mia esperienza ericina, ho cercato di andare oltre i confini territoriali. Un turista non si preoccupa del confine tra Marsala e Petrosino o Marsala e Trapani. Inoltre, molte misure della programmazione economico finanziaria europea guardano agli ambiti territoriali ottimali. In quest’ottica ho dato il mio contributo affinchè Marsala diventasse un laboratorio, una cabina di regia. Personalmente, poi, ho intrattenuto buoni rapporti con tutti gli amministratori che si sono succeduti.

Per uno come Giacomo Tranchida è complicato essere nella stessa lista di Paolo Ruggirello, che ha una storia politica molto diversa?

Il problema non è mio, è suo. Io vengo da questa storia e rappresento l’alternativa a quel sistema.

E con Nino Oddo? Negli anni avete avuto molte divergenze…

Rappresentiamo modi diversi di fare politica. C’è la politica delle clientele e dei favori in cui si è specializzato questo fortunato deputato. E poi c’è la politica come servizio, che rappresento io.

Vincenzo Figlioli