Votiamo, votiamo, votiamo (possibilmente, Sì)

Alla mezzanotte di oggi si chiude la campagna elettorale per il referendum. Domenica 17 aprile, come abbiamo più volte ripetuto, si voterà il quesito riguardante l’abrogazione dell’articolo che consente alle compagnie petrolifere di continuare a trivellare entro le 12 miglia dalla costa anche dopo la scadenza della concessione ministeriale.

Approfittiamo di quest’ultima finestra utile per tornare a invitarvi ad andare alle urne domenica, comunque la pensiate. Votare è un dovere civico e lo è a maggior ragione per un referendum, il cui esito è inevitabilmente legato al raggiungimento del quorum del 50%. In una democrazia, vogliamo ribadirlo, l’esercizio del diritto di voto in piena libertà di coscienza è quanto di più prezioso possa esistere, specie nel ricordo di quanti hanno dato la vita per permettere alle generazioni successive di poterne godere e di coloro che ancora oggi, in diverse parti del mondo, lottano per l’affermazione di questo diritto nei regimi dittatoriali. Di fronte a questioni di interesse pubblico, quindi, ci si confronta, ci si conta, si accetta il verdetto e si va avanti, nel rispetto del contratto sociale che caratterizza una comunità nazionale. Il resto è roba da furbetti, non da statisti, tantomeno da democratici. E la storia italiana recente lo ha già dimostrato, quando l’invito di Bettino Craxi a disertare le urne nel ’91, in occasione del referendum sulla preferenza unica, si rivelò un boomerang per il leader socialista.

Detto dell’importanza del voto, ribadiamo l’adesione della nostra testata alle ragioni del Sì. Per quanto il quesito ponga una questione apparentemente marginale, l’esito di questo referendum può essere decisivo per le scelte che il nostro Paese farà in materia di politica energetica nei prossimi anni. La vittoria del No o il mancato raggiungimento del quorum ridarebbero linfa a chi intende andare avanti con le trivellazioni e le ricerche petrolifere, secondo una logica conservatrice, gradita agli alle multinazionali dell’ “oro nero”. La vittoria del Sì, sarebbe un segnale di cui tenere conto per avviare una fase nuova, che passando anche da un necessario potenziamento della ricerca scientifica in materia ci porti a un cambiamento di paradigma, in cui le energie rinnovabili potranno avere un ruolo centrale. Un processo, quest’ultimo, che è già in corso nelle principali potenze mondiali (Stati Uniti e Cina). Sta a noi, a questo punto, decidere se guardare verso il futuro o restare ancorati ai dogmi del Novecento.