L’aeroporto di Birgi, American Airlines e il nostro “Pesce d’aprile”

Ieri ci siamo divertiti anche noi con un “Pesce d’aprile”. Come la maggior parte dei nostri lettori ha capito, infatti, la notizia in base a cui la compagnia aerea Ryanair starebbe per lasciare l’aeroporto “Vincenzo Florio” di Birgi per far spazio ad American Airlines è destituita di qualsiasi reale fondamento. Approfittando della tradizione goliardica che accompagna il 1 aprile ci siamo permessi, per una volta, di giocare con il nostro lavoro, puntando su un argomento (il futuro dell’aeroporto di Birgi) che sta a cuore a gran parte dei cittadini di questa provincia. Dal numero di visualizzazioni e condivisioni sui social, possiamo dire che l’esperimento è pienamente riuscito e che i nostri lettori sono stati volentieri al gioco.

Al di là degli intenti goliardici, come abbiamo scritto in altre circostanze, le possibilità che Ryanair lasci il “Vincenzo Florio” sono purtroppo reali. Dopo un promettente inizio, che aveva portato l’aeroporto di Birgi alla cifra record di 2 milioni di passeggeri, dal 2011 – con la temporanea chiusura al traffico civile della pista in occasione della guerra in Libia – il declino è stato inesorabile. Una tendenza confermata anche dagli ultimi dati, che vedono lo scalo trapanese perdere l’8%, mentre la vicina Palermo cresce del 19%. Senza contare le difficoltà – anche queste oggetto di tanti articoli – in merito al rispetto degli accordi di co-marketing con i Comuni. Si sperava che il nuovo Consiglio d’amministrazione di Airgest, guidato da un uomo d’esperienza come Franco Giudice (ex direttore generale degli Aeroporti di Roma) potesse far intravedere nuovi spazi di crescita. Ma, come abbiamo evidenziato nei giorni scorsi, finora non si conosce nessun progetto di rilancio, se si eccettua l’accorpamento con Punta Raisi, caldeggiato dalla Regione e dai soci privati.

Siamo scettici sulle ricadute positive di questa scelta. Ma sperando di essere smentiti dai fatti, ci piace pensare che il nostro “Pesce d’aprile” possa essere di buon auspicio per il territorio. E se proprio non dovesse arrivare American Airlines, che possa almeno giungere nelle settimane che verranno la notizia di un solido piano di rilancio dell’aeroporto di Birgi. Sarebbe il primo passo per ricacciare indietro le streghe di un recente passato che ha visto questa provincia relegata nell’estrema periferia del Paese. Un passato di cui nessuno che ha a cuore le sorti del trapanese sente la mancanza.