Prosegue il dibattito su “La cacciata degli apostoli”. Ci scrive Salvino Rosano

Leggendo a freddo commenti esposti nei media sull’argomento in oggetto mi viene istintivo fare alcune considerazioni che vorrei condividere.

Intanto sembra assodato che quel che interessa gli interventi pervenuti ai giornali sia principalmente la riuscita della processione come mero evento turistico, folkloristico, commerciale, di marketing, di prestigio e solo marginalmente religioso, visto che non si riconosce al Vescovo il diritto a guidarne l’aspetto prettamente religioso. Tale diritto gli perviene dal Magistero della Chiesa e quindi da Cristo stesso di cui egli è legittimo rappresentante, mentre al contrario questi aspetti, a mio avviso, dovrebbero essere tutti subordinati all’evento religioso della Passione di Cristo, di cui l’evento dovrebbe essere una rappresentazione partecipata processionalmente dal popolo per ringraziare Gesù della grande Misericordia manifestataci donando la Sua Vita per darci la Vita. Ma oggi, purtroppo gli interessi di mercato sopravanzano il valore della persone e perfino di Dio stesso.

Pertanto, a mio avviso piuttosto che scandalizzarci per il fatto che gli operatori che hanno preparato la manifestazione non abbiano rispettato le istruzioni legittimamente date dal Pastore di anime preposto, si protesta perché lo stesso, per la responsabilità che gli proviene dal Suo Ministero, ha messo riparo all’atto di ribellione manifestato, escludendo i ribelli dalla rappresentazione sacra in corso. Sarebbe opportuno ricordare, a mio avviso, che lo stesso Gesù cacciò dal tempio quanti vi trovò a comprare e vendere poiché, “la Scrittura dice, la mia casa sarà chiamata casa di preghiera, ma voi ne avete fatto una spelonca di ladri” (MT 21, 12); lo stesso Gesù a proposito della preghiera dice: ”quando pregate, non siate simili agli ipocriti, che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini….. Tu , invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il padre tuo nel segreto e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà”.

Evidentemente il Padre Nostro declamato teatralmente durante la rappresentazione non è proprio nel segreto e non soddisferebbe quindi la condizione imposta dallo stesso Gesù di recitarlo in modo proficuo e, per di più, come prima rappresentato, il suo valore religioso resterebbe subordinato agli interessi commerciali di compravendita.

Questo è quanto commenti fatti nel giornale mi hanno suggerito di voler condividere.

Ringraziando per l’attenzione

Salvino Rosano