Due giorni, una notte

Perchè non ci hai provato? Ci devi provare, non devi arrenderti!”
Devo ringraziare i Dardenne per aver messo fine alla recente serie di pali cinematografici in cui mi sono imbattuta. I due registi tornano nelle sale con un tema a loro caro: il lavoro (o la mancanza di lavoro).
Sandra ha sofferto di depressione e quando è pronta per rientrare al suo posto nella ditta di pannelli solari dove è impiegata, trova un situazione tutt’altro che confortante, i suoi colleghi sono stati posti davanti ad una scelta: ottenere un bonus (pari a 1000 euro per i dipendenti con maggiore anzianità) ma solo se Sandra verrà licenziata; per questo sono stati invitati a votare l’una o l’altra opzione.
In quel momento, Sandra, sente che tutto le crolla addosso, ma con il sostegno del marito, dei figli e di qualche amica troverà la forza di chiedere il voto ad ogni collega, lottando per mantenere la sua dignità davanti ad ognuno di loro…
Due giorni, una notte” è un film lineare, vero, crudo, semplice; Sandra è vera perché umana, umana perché fragile, è una donna che vive la crisi dei nostri tempi all’interno di un sistema che gode ad innescare guerre tra poveri.
L’interpretazione della Cotillard è magistrale, la seguiamo nel suo percorso, percepiamo il peso che si porta addosso e il nostro respiro si fa sempre più corto fino ad arrestarsi nell’attesa del risultato della votazione, in un sistema narrativo che non può esimersi dal rimandarci a “La parola ai giurati” di Lumet.
Per il tema trattato viene naturale il parallelo con un altro film dei Dardenne, “Rosetta”, ma c’è qualcosa di diverso in questa pellicola, il disagio ha un altro sapore e poi c’è la possibilità, c’è la speranza, c’è la solidarietà e, soprattutto, c’è il voler essere ancora Umani, nonostante la crisi che giustifica i soprusi…

Daniela Casano