Alla ricerca della sfiducia perduta

Non passano i giorni senza che giornali e tv non parlino dell’ennesimo ricorso alla “fiducia”da parte del Governo.. E stavolta tocca di nuovo al Jobs Act, questo fantomatico provvedimento che viene pubblicizzato a tutto spiano come il provvedimento che farà ricrescere l’Italia (..minuto di silenzio..).
Siamo ormai sopra le 20 richieste di voto di fiducia, una prassi ormai consolidata, con cui il Governo impone al Parlamento di votare i provvedimenti normativi.
In realtà non è ancora certo il ricorso alla fiducia, sembra infatti che ci sia stato un accordo che abbia fatto cedere parte delle imposizioni all’interno del Jobs Act e che i parlamentari siano comunque disposti a votare il provvedimento, ma anche no.. In questo caso però, Renzi sembrerebbe intenzionato a richiedere la “fiducia”, e allora i partiti di maggioranza, per sua sfortuna, sarebbero disposti per l’ennesima volta a concedergli la fiducia, almeno secondo quanto dichiarato da Bersani.
E allora viene da domandarsi come mai i partiti di Governo votino la fiducia da un lato, ma dall’altro critichino l’operato dell’esecutivo. Perché i provvedimenti “rivoluzionari” del Governo non attraversano un procedimento di concertazione con il Parlamento? Ma soprattutto, perché i parlamentari che criticano aspramente i provvedimenti normativi (Jobs Act in primis e legge di stabilità a seguire), votano la fiducia al Governo sul provvedimento normativo?
Se analizziamo la situazione attuale, non possiamo non notare come, Renzi e il suo Governo da un lato, e i parlamentari dall’altro, si stiano cercando di scaricare a vicenda la responsabilità dei provvedimenti l’uno sull’altro.
Deputati e Senatori, infatti, criticano pubblicamente i provvedimenti normativi, ma dall’altro li votano in modo da lasciar trapelare un: “Bè.. Non sono d’accordo, ma se è stata posta la questione di fiducia, la si deve dare, per spirito di appartenenza al partito e di sostegno al Governo“; naturalmente in questo modo, la responsabilità del fallimento di questi provvedimenti viene scaricata sul Governo e sul fatto che in maniera assolutamente prepotente impone le proprie decisioni senza spirito di discussione alcuna.
Dall’altro abbiamo invece un Matteo Renzi che, in realtà, è in perenne ricerca della sfiducia, proprio per la ragione opposta, ovvero cercare di scaricare la responsabilità sul Parlamento. In questo modo addurrebbe la scusa della sfiducia quale “causa di impedimento a proseguire il processo delle riforme”, scaricando la colpa degli insuccessi sul Parlamento, chiudendo questo capitolo e puntando a vincere le prossime elezioni.
In realtà Renzi ce la sta mettendo tutta per farsi sfiduciare, ma ad ogni fiducia concessa in Parlamento, il PD e lo stesso Renzi perdono il consenso degli italiani.
La situazione si è fatta ancora più critica da quando Napolitano sembra aver manifestato la volontà di rimettere il suo mandato alla conclusione del semestre europeo dell’Italia, e poco dopo queste indiscrezioni, “stranamente”, sembra che sia tornata in prima linea la riforma della “legge elettorale”.
E mentre le imprese e gli italiani si ritrovano ad affrontare le ennesime scadenze tributarie, si ritrovano governati da un Premier, a capo di un Governo, che stila dei provvedimenti impopolari, alla disperata ricerca della sfiducia perduta.

Fabrizio Canino