Scende la pioggia ma che fa…

Le piogge che ieri hanno mandato in tilt Marsala, creando veri e propri laghi nelle strade e nelle zone di campagna, rapportato anche alle inondazioni avvenute nel resto d’Italia, devono portare a delle riflessioni: nel 2014 ancora non ci sono reali impianti di raccolta dell’acqua piovana. Per il vero nel nostro Paese, mancano tante altre cose. In Italia sono diverse le leggi che si sono occupate della raccolta delle acque cosiddette “meteoriche”. La prima fu una legge della Regione Lombardia, mentre oggi la normativa di riferimento è il d. lgs. del 3 aprile 2006 n. 113. La pecca del sistema italiano è che ci sono troppi Enti che si occupano della gestione delle acque piovane: l’ARPA, le Autorità di Bacino e i Consorzi di Bonifica, che però non hanno piena delega, creando sovrapposizione di competenze e la mancata realizzazione di misure efficaci. Ben diverse sono altre realtà europee. In Germania è prevista la realizzazione di una serie di interventi, i migliori esempi in Europa a livello tecnologico. La Danimarca ha cercato di prevenire l’innalzamento del livello delle acque con appositi bacini previsti per legge e sistemi urbani di drenaggio in grado di mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici. Addirittura vi sono delle aree permeabili (giardini e tetti verdi) che assorbono fino al 60% dell’acqua piovana. In Inghilterra ed in Scozia invece, leggi mirate hanno fatto sì che i sistemi di drenaggio coinvolgano progettisti ed autorità locali. Solo i fondi UE possono aiutare l’Italia ad affrontare i danni dovuti da eventi peraltro naturali come la pioggia o la piena. Danni in parte causati dalla barbara cementificazione che comprime la natura nelle zone urbane. Un fiume che aumenta di volume tra le valli non comporta particolari danni cosa che accade se attraversa il centro storico di una Città. Se si costruiscono strade a ridosso di fiumi o di coste, c’è il forte rischio che prima o poi subiscano uno smottamento. Non è questione solo di senso civico perchè con le giuste leggi e con le adeguate autorità si possono evitare casi frequenti come l’abusivismo. E poi il riutilizzo delle acque piovane potrebbe essere un buon metodo anche per limitare il consumo dell’acqua potabile ad uso domestico. Diversi sono gli strumenti utili per raggiungere questo obiettivo, dalle rubinetterie a flusso areato agli sciacquoni a portata differenziata. Le soluzioni ci sono, ma l’Italia non ha intenzione di adottarle persa com’è dietro governi tecnici, politiche arriviste e poltrone comode.