Frances Ha

“Mi piacciono le cose che sembrano errori”.

Avete presente quei film pieni di dialoghi serrati, girati con un ottimo bianco e nero che ricorda la corrente della Nouvelle vague e che magari utilizzano New York come cornice per i propri protagonisti? No, non sto parlando di Woody Allen…

Frances Ha è un altro di quei film indipendenti che arrivano in Italia a due anni di distanza dall’uscita, ma meglio tardi che mai. Il regista Noah Baumbach, in passato collaboratore di Wes Anderson, ci regala un ritratto, un personaggio, o meglio, come direbbero gli inglesi, un carattere.

Frances è la nostra protagonista interpretata da Greta Gerwig, che non si risparmia per dare un corpo e soprattutto un’anima al suo personaggio; è una ragazza non convenzionalmente comune, piena di sogni e circondata dalla realtà. Nell’epoca in cui è più facile diventare famosi (nel senso meno lusinghiero del termine) che trovare un lavoro “onesto”, nell’epoca in cui ci si butta giù troppo facilmente invece di rimboccarsi le maniche per costruirsi un futuro, Frances risulta disarmante per la sua positività. E’ una ballerina di talento, ma non ne ha abbastanza per farne un lavoro… eppure non smette mai di danzare, anche mentre attraversa la strada.

Frances non ha un appartamento: viveva con la sua migliore amica, Sophie, ma Sophie si è innamorata ed è andata via e lei deve trovare un altro appartamento da dividere, ma soprattutto un’altra anima gemella con cui condividere ogni cosa, con cui capirsi con uno sguardo e con cui ridere con poco. Frances è buffa, goffa, sfacciata e soprattutto non si vergogna di fallire, è caparbia, se cade si rialza con naturalezza, perché fa parte del gioco (se giochi…); ed è proprio questa caratteristica che la rende speciale agli occhi dello spettatore, questo suo rialzarsi senza bisogno di scusarsi con la società che la circonda per averla “insozzata” con il suo fallimento. Guardare la quotidianità di Frances è guardare alla quotidianità di una generazione che si affaccia alla vita e alle responsabilità e che, come Frances, dovrebbe imparare a gioire di ogni piccola conquista e a vedere i compromessi non come sogni infranti ma come piccole soste verso la destinazione sognata.

Il significato della parola “Ha” del titolo viene svelato negli ultimi secondi del film, come ciliegina a coronare la deliziosa incoerente coerenza della pellicola e della sua protagonista.

Daniela Casano