Edilizia, i numeri della crisi. L’Ance: “Pesano i ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione e gli eccessi della burocrazia”

I ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione, il calo delle commesse, gli eccessi della burocrazia, la carenza delle infrastrutture. Sono solo alcuni dei fattori che stanno mettendo in ginocchio l’edilizia in Sicilia e in provincia di Trapani. Una crisi che mette in fila numeri allarmanti: dal 2007 ad oggi sono quasi 80 mila i posti di lavoro andati perduti nell’edilizia, 6 mila solo nel trapanese. “Senza contare l’indotto che è collegato al nostro settore”, sottolinea Rosario Ferrara, presidente provinciale dell’Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili). Cifre che inevitabilmente si legano al crollo dei bandi per lavori pubblici in Sicilia: appena 172 quest’anno, tra gennaio ed agosto, per un importo pari a 211.489.000 €, quando nel 2007 erano andati in gara (negli stessi mesi) 890.152.000 €.

“Per quanto riguarda la nostra Provincia di Trapani – aggiunge Ferrara – nello stesso periodo considerato, gennaio/agosto 2014 sono andati in gara €.20.907.000 rispetto ai 31.096.000 degli stessi mesi del 2013. Negli analoghi mesi del 2007 sono stati pubblicati lavori per €.62.219.000. Sono risultati che parlano da soli e che non avrebbero bisogno di alcun commento”.

A pesare consistentemente sulla crisi del settore, come detto, sono i ritardi nei pagamenti delle commesse effettuate dalla imprese edili per conto della pubblica amministrazione. Complessivamente, le aziende siciliane attendono 1,5 miliardi di euro per opere già eseguite. Come certificato dal ministero dell’Economia, è propria la Sicilia la regione italiana in cui si registrano maggiori disagi a riguardo. A sei mesi dal varo della legge all’Ars, non c’è ancora certezza sulla disponibilità dei 340 milioni destinati alla copertura dei debiti contratti dalla Regione e dagli enti locali (il cui sblocco dipende da una firma, che non arriva, sull’accordo Stato-Regione), né sull’allargamento del Patto di stabilità che libererebbe risorse aggiuntive per 400 milioni. E anche l’atteso decreto “Sbocca Italia”, secondo quanto evidenziato dall’Ance, può portare solo briciole per gli anni 2015 e 2016, mettendo a disposizione dell’intero Paese solo 39 milioni per opere del 2013, 26 milioni per il 2014, 231 milioni per il 2015 e 159 milioni per il 2016. Nella migliore delle ipotesi, qualora si sbloccassero tutti i cantieri per il prossimo biennio, l’annunciata “pioggia di fondi” per l’edilizia in Italia sarebbe di appena 455 milioni, pari all’11,7% dello stanziamento complessivo di 3,890 miliardi. “Risorse insufficienti per una svolta” commenta il presidente di Ance Trapani, secondo cui si tratta di mere boccate d’ossigeno “ad un malato che ha bisogno di terapie intensive per non morire”.

Il governo nazionale e quello regionale sono gli obiettivi principali delle critiche del rappresentante provinciale dei costruttori: “Ci viene impedito di attivare quel volano naturale, rappresentato dall’edilizia, capace di trascinare tutti gli altri comparti produttivi nella ripresa economica del Paese e che in altri Paesi ha cominciato a dare i suoi frutti in termini di ripresa. Se consideriamo che 1 miliardo di euro in opere pubbliche genera 17 mila posti di lavoro, avremmo bisogno di almeno 5 miliardi, solo in Sicilia, per recuperare gli 80 mila posti di lavoro perduti”. In tutto ciò, continua a pesare come un macigno il ruolo della burocrazia regionale, che come evidenzia ancora Ferrara, “rende tutto più lento o addirittura impossibile”. “Verrebbe l’impulso di abbandonare tutto ma abbiamo la consapevolezza che nonostante la crisi che ci sta decimando, il nostro settore è insostituibile. Le case, gli ospedali, le strade, le reti idriche, i porti, gli aeroporti, tutto ha bisogno di manutenzione, di recupero, di conservazione, di riqualificazione; ci sarà sempre bisogno delle imprese e delle maestranze qualificate”. “Siamo chiamati tuttavia – conclude Ferrara – a prendere atto di dover affrontare un processo evolutivo del nostro settore, obbligati da una crisi che sta riformando il sistema delle costruzioni per i prossimi anni”.