Il Coordinamento per la Pace di Trapani: "Bene la chiusura del Vulpitta, ma occorre una nuova politica sull'immigrazione"

Anche il Coordinamento per la Pace di Trapani interviene in merito alla chiusura del Centro d’Identificazione ed Espulsione “Serraino Vulpitta”, comunicata nei giorni scorsi dal prefetto Leopoldo Falco.
“Per anni – scrivono i componenti del Coordinamento – abbiamo desiderato che questo accadesse, lottando contro le mistificazioni, contrastando l’indifferenza, contribuendo nel nostro piccolo allo sviluppo di una sensibilità antirazzista (e, quindi, umana) che in questa città, e non solo, potesse dare un senso all’inaudito orrore consumatosi fra le mura di un casa di riposo trasformata dallo stato italiano in un campo di internamento, un posto infame nel quale sei persone sono morte e moltissime altre hanno sofferto violenze e umiliazioni”.
Tuttavia, il Coordinamento per la Pace di Trapani, pur approvando la chiusura del CIE evidenzia la mancanza di una significativa inversione di tendenza per quanto riguarda le politiche italiane ed europee sull’immigrazione.
“Si continua a ragionare in termini emergenziali – si legge ancora nella nota – e si continuano a pattugliare le frontiere con mezzi militari forse utili a salvare vite umane ma altrettanto necessari a garantire un approccio poliziesco e repressivo a un fenomeno che, invece, andrebbe compreso e affrontato nella sua complessità, garantendo diritti e libertà di spostamento”.
Il riferimento è ai numerosi conflitti che continuano ad insanguinare il mondo, dalla Palestina, alla Libia, dalla Siria all’Ucraina. “In tutti questi conflitti – conclude il Coordinamento il ruolo più o meno esplicito delle potenze occidentali continua a essere determinante ma, nonostante questo, l’immigrazione viene ipocritamente considerata come un problema a sé, come se non ci fossero cause e contesti precisi, mandanti e beneficiari chiaramente riconoscibili.
E intanto, continuano a esistere i CIE, continuano a esistere le leggi che producono clandestinità e stragi, continua la speculazione affaristica sulla pelle dei migranti, continua lo sfruttamento della manodopera straniera a basso costo, continua la propaganda politica fatta di luoghi comuni e pregiudizi insopportabili”.