Intervista ai direttori artistici del “Marsala Jazz Estate”: “Si è creato un viatico per il ritorno di una certa cultura”

Il bilancio della quattro giorni del “Marsala Jazz Estate”, è stato più che positivo. Lo abbiamo visto con i nostri occhi così come l’hanno percepito i tanti spettatori accorsi in quella che è stata la rassegna che si è impegnata nell’obiettivo di riportare a Marsala la cultura per una musica, quella jazz, che la Città lilybetana aveva perso da tempo. Proprio Marsala che anni fa ne aveva fatto una sua bandiera. Ne abbiamo parlato con i direttori artistici dell’evento, Giacomo Bertuglia, Claudio Forti e Fabio Gandolfo che, grazie alla loro associazione culturale “Tetragono… non solo jazz”, ha messo su quattro concerti di altissimo livello, un progetto a cui ha creduto anche l’Amministrazione comunale. “Il bilancio del “Jazz Estate” è stato positivo innanzitutto per la varietà dell’offerta proposta – ci ha detto Bertuglia -; qualche concerto poteva risultare “difficile” ma la gente ha partecipato attivamente, non solo come numeri ma anche e soprattutto empaticamente. Si è creata una sinergia perfetta tra chi ha suonato sul palco e chi ha assistito. Se qualche critica c’è stata, esula da motivi musicali”. Come loro stessi affermano, la manifestazione è nata per la pura passione di chi ama la musica: “Non siamo dei promoter, abbiamo fatto dei grossi sacrifici perché quello che c’è stato dietro ad un evento del genere dal punto di vista organizzativo non è stato per noi facile”, ha rimarcato Bertuglia. Ricordiamo che il “Jazz Estate” ha visto salire sul palco del Complesso San Pietro, dal 30 luglio al 2 agosto, musicisti di chiara fama internazionale: Ettore Fioravanti ed i Traditori alle prese con un free jazz contaminato, Bruno Biriaco e l’orchestra Saxes Machine che ha virato sullo swing e sui classici delle big band, i chitarristi Toninho Horta e Antonio Onorato che hanno spaziato dal jazz samba, alla bossa alla world, e per finire gli Area, il gruppo che inventò il rock progressive in Italia intriso di assoli jazz d’avanguardia. Ma non sono mancati i problemi politico-amministrativi. “Dal momento in cui il sindaco è decaduto, noi non abbiamo avuto più un punto di riferimento – hanno chiarito Bertuglia e Forti – ed abbiamo vissuto nella nostra pelle l’atmosfera tesa che si respirava al Comune. Il 23 luglio avevamo fatto una comunicazione in cui era specificata la nostra volontà di far pagare un biglietto simbolico, ma dal Comune ci hanno risposto il giorno del primo concerto che non dovevamo far pagare perché era stato deliberato così. A prescindere da questo però, il pubblico marsalese ed i turisti accorsi, hanno recepito il messaggio, il Marsala Doc Jazz Festival ha prodotto buoni frutti, c’è una cultura al jazz che pensa che non sia solo Frank Sinatra ma è anche Scofield, Metheny, McLaughlin, Baker, Corea, ecc., i compartimenti stagni sono per menti ottuse”. Claudio Forti punta l’attenzione sui seminari di musica e canto a cui hanno partecipato 40 ragazzi: “Ho visto giovani musicisti entusiasti di imparare da maestri indiscutibili come Bruno Biriaco e Cinzia Spata e noi abbiamo voluto dare loro l’opportunità di confrontarsi, di studiare in una Città ai confini dell’Impero, che soffre di provincialismo. Ciò vuol dire che i ragazzi vogliono apprendere. Il “Jazz Estate” ha avuto lo scopo di respingere le frange più retrive della nostra società, ha portato la cultura a Marsala al di là degli interessi di bottega. L’ignoranza non è la mancanza di un titolo di studio, è un blocco della società. Vogliamo anche dire – conclude – che non ci siamo voluti mettere in competizione con il Doc Jazz Festival, ma anzi ricreare un viatico per il ritorno di una certa cultura jazz a Marsala e speriamo che il prossimo anno si possa ripetere l’esperienza a prescindere da chi l’organizza”.